Molti corpi sodi e, per favore, niente lacrime né smancerie. Così Arbasino mi salvò la vita

Era l’estate del 1977, mi ero portato a Londra dalle parti di Highgate l’edizione accresciuta e riscritta di “Fratelli d’Italia”, uscita da poco. La prima edizione, quella più a botta calda del ’63, mi era sfuggita: all’inizio per la mia secchioneria liceale, poi per la sottile censura alla modernità che lo scrigno classicista della Normale di Pisa sembrava imporre ai più pavidi. Lì, in Normale, sballottato tra Marx e Freud, mi ero convinto che l’omosessualità fosse una nevrosi che mi avrebbe segnato per sempre e un’anomalia sociale che mi avrebbe sempre tenuto dalla parte dei trasgressori e degli eversori. di Walter Siti
23 AGO 20
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